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29 aprile 2016

Per il secondo anno consecutivo la tradizionale settimana mondiale delle vaccinazioni, che si svolge dal 24 al 30 aprile, è l’occasione per l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) di rinnovare il suo appello a «colmare le lacune» ancora esistenti «in materia di vaccinazione». Tutto ciò tenendo conto dei sei obiettivi molto concreti del piano di azione mondiale per i vaccini 2011-2020, adottato da circa 200 Stati nel 2012: vaccinare contro la difterite, il tetano e la pertosse, ridurre la mortalità dovuta al morbillo, eliminare la rosolia e il tetano materno e neonatale, sradicare la poliomielite e infine avvalersi di vaccini nuovi o poco utilizzati. 

Alcuni dati pubblicati dall’Oms sono già molto incoraggianti. L’India si è unita alla Cambogia, alla Mauritania e al Madagascar per quanto riguarda l’eliminazione del tetano materno e neonatale. La regione africana ha fatto un ulteriore passo avanti verso la debellazione della poliomielite, con l’uscita della Nigeria dalla lista dei Paesi endemici. Un altro dato significativo: secondo stime dell’Oms sono 17,1 milioni le vite salvate grazie alla vaccinazione contro il morbillo a partire dal 2000. A livello mondiale, dunque, la copertura vaccinale è molto aumentata, anche se restano ancora tanti progressi da fare riguardo alla precisione degli studi, perché una buona copertura può nascondere disparità regionali.
Se i risultati delle campagne di vaccinazione non sono più da dimostrare, bisogna però ancora convincere il pubblico della loro validità. Una vera sfida, se si tiene conto della varietà dei fattori storici, socioculturali, religiosi, economici o pratici che possono influenzare l’opinione pubblica, spiega al nostro giornale Philippe Duclos, esperto di epidemiologia e di vaccinazioni presso l’Organizzazione mondiale della sanità a Ginevra. Esistono disparità a volte interne a un solo e unico Paese. Per esempio, la percezione che il pubblico può avere dell’industria farmaceutica, il modo in cui il personale medico si comporta nell’accoglierlo, o semplicemente l’ignoranza riguardo all’esistenza di una malattia molto meno diffusa che in passato — come nel caso del morbillo — possono bastare a scoraggiare più di una persona.
Tanto più che da qualche anno una crescente diffidenza sembra essersi radicata tra la popolazione in Occidente. In alcuni casi, all’origine di questa diffidenza c’è un passivo storico. In Francia, per esempio, il vaccino contro l’epatite b è sempre stato mal visto «perché c’è stata una sospensione del suo utilizzo nelle scuole dopo che si è temuto che avesse legami con malattie neurologiche» spiega una responsabile dell’Istituto nazionale per la prevenzione e l’educazione alla salute (Inpes). «Alla fine è stato dimostrato che non c’era alcun problema, ma l’idea è restata nella mente della gente». Dall’altro lato della Manica, in Inghilterra, l’efficacia delle campagne di sensibilizzazione condotte dal governo ha ricevuto un duro colpo con la crisi della mucca pazza, che ha gettato discredito sulle misure adottate dalle autorità.
leggera Giacche con satinata Giacca rosa abbottonatura lesara agAnpwUn altro fattore del calo della popolarità dei vaccini è la cultura del sensazionalismo veicolata dai media e unita al moltiplicarsi dei siti internet dove alcuni membri del personale sanitario ostili alla vaccinazione riportano la loro esperienza. Ora, secondo Philippe Duclos, «i medici hanno un ruolo importante da svolgere. I pazienti si fidano dei loro consigli. Così, quando dei medici non sono favorevoli alla vaccinazione, non meraviglia che la popolazione si mostri riluttante a sottoporvisi». Una tendenza che preoccupa il responsabile e che non riguarda solo i Paesi industrializzati.
In questo oceano di suggerimenti diversi e parziali, l’utente si ritrova quindi in difficoltà. La reazione degli organismi ufficiali, senza dubbio un po’ tardiva, è oggi comunque efficace. Per esempio, l’Inpes ha deciso di occupare maggiormente il mondo dei numeri creando un grande database on line. A livello internazionale, l‘Oms ha appena pubblicato un decalogo delle idee sbagliate sulla vaccinazione, alcune delle quali sono dure a morire, come quella secondo la quale il vaccino combinato contro la difterite, il tetano e la pertosse e il vaccino contro la poliomielite sono responsabili della sindrome della morte improvvisa del lattante.
Un’altra idea preconcetta che, secondo la guida dell’Oms, va corretta, è la seguente: somministrare al bambino più di un vaccino alla volta può far aumentare il rischio di effetti collaterali nocivi e sovraccaricare il suo sistema immunitario. Un’idea molto diffusa in certi Paesi in cui la somministrazione simultanea di vari vaccini — si parla di vaccini tetravalenti o esavalenti — è la norma dei sistemi sanitari. Tra l’altro, in alcuni Paesi europei, come la Francia o l’Italia, uno dei principali motivi di contestazione è proprio l’obbligo di vaccinazione, che impone di somministrare alcuni vaccini, mentre altri sono solo caldamente raccomandati. Nasce da qui il problema: i vaccini obbligatori sono quasi sempre commercializzati sotto una forma combinata con altri vaccini, non obbligatori, cosa che sempre più genitori non accettano, a maggior ragione quando guardano ad altri Paesi europei, come la Germania o il Benelux, dove la legge non impone alcuna vaccinazione. Altri Paesi ancora, come gli Stati Uniti, hanno optato per il semi-obbligo, che consiste, per esempio, nel fare controlli sugli studenti che accedono alla scuola, con il rischio di escludere dai corsi quelli che non sono stati vaccinati.
All’Oms si preferisce rispettare le scelte di ogni Paese in materia di politiche sulla vaccinazione, piuttosto che assumere una posizione univoca, essendo il tema molto delicato. Non si può ignorare, per esempio, che una vaccinazione obbligatoria rischia di avere effetti nocivi molto importanti e gettare discredito su altri vaccini non obbligatori, sostiene Philippe Duclos, il quale teme anche che l’obbligo di vaccinarsi sia una soluzione di comodo che permette alle autorità di risparmiarsi una campagna di comunicazione seria. Al contrario, il responsabile dell’Oms è convinto che, di fronte alle esitazioni, ai timori e agli interrogativi, l’attuazione di un piano di comunicazione ambizioso sia oggi più che mai necessario. 

di Charles de Pechpeyrou

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